Oggetto: Ponte attrezzato.
Il 15 gennaio una delle opere pubbliche più grandi e discusse della città capoluogo entrerà in funzione: Le scale mobili Santa Lucia. Una storia durata oltre un decennio trova il suo compimento. Inutile ripercorrere le vicende di questa opera, i suoi incidenti, le sue variazioni. Ora apre e bisogna sfruttarne tutte le potenzialità, che sono molte e che in questo testo vorrei elencare e condividere con la classe dirigente della città e con i cittadini. Finalità generale di questo articolo, per me che rappresento, in quanto consigliere comunale, la pubblica amministrazione della città capoluogo, è quella di aprire un dialogo sulla città, sulle sue opere e trasformazioni, sulle sue potenzialità future. Il ponte che non è ponte, potrebbe intitolarsi cosi il testo, soprattutto a partire da quelle che dovevano essere le prime intenzioni di un progetto ambizioso le cui funzioni sarebbero state: un sistema di scale mobili interrato, con una serie di servizi ed attrezzature utili ai cittadini, secondo un riferimento rintracciabile nelle più grandi città e anche in vista di una denominazione non propria ma reale. Infatti non è ponte, è vero, ma forse è di più o qualche cosa di diverso o in ogni caso un ponte lo crea ed è quello che attraversa il vallone di S.Lucia e unisce due parti di città. Una delle quali, verso rione Cocuzzo, nella storia della nostra comunità, ha segnato una svolta, aprendo nuovi scenari urbanistici, nuovi quartieri, nuovi uffici, scuole e da ultimo tutta l’area del Gallitello diventata fondamentale per la presenza di servizi e locali commerciali. Una volta i quartieri sul lato del Cocuzzo erano detti forse a ragione “dormitori” ora non dormono più e sono vissuti quotidianamente da migliaia di persone che vi risiedono vivono, si recano per lavoro, svago, studio. Le popolazioni avvertono la necessità di un collegamento immediato col centro. E’ così le scale mobili riannodano il cordone ombelicale di parte di una città nuova, ampia ed in continua trasformazione, con il nucleo storico. Sono convinto che questa opera darà nuovo respiro al centro; ne potrà ridefinire anche le funzioni, l’identità e vitalità, ma vorrei concentrarmi, ed invitare i miei colleghi del consiglio a confrontarsi, su quello che potrà essere e diventare il lato di Via Tammone. Invito tutti ad una discussione costruttiva, franca e politica, prima che tecnica, su cosa succederà nei pressi della cooperativa S. Spirito dove sono previste nuove costruzioni, proprio in prossimità dell’ingresso alle scale; invito tutti a confrontarsi, serenamente, su cosa potrebbe accadere sul versante via Tirreno per giungere con facilità in via Tammone e consentire ai residenti del quartiere di utilizzare al meglio la struttura. Tutta l’area sul lato rione Cocuzzo è diventata una città a sé. Le scale rappresentano una grande area pedonale verso il centro se il sistema di trasporto su gomma intercetta un bacino di utenza enorme, variegato, esteso. Poggio Tre Galli, rione Cocuzzo, le scuole, gli uffici regionali e tutta la zona del Gallitello devono legarsi alla nuova opera ed incontrare le necessità di migliaia di persone e ad una serie di servizi: Il poliambulatorio (ASP), la motorizzazione, la biblioteca. Per questo non deve fermarsi, invece, la realizzazione del ridisegno delle linee di trasporto, già avviato e che ha tenuto conto della apertura delle scale mobili, per intercettare cittadini, grazie ad un servizio navetta ed al ridisegno delle linee e degli orari di trasporto. I cittadini, altrimenti, saranno costretti in automobile ad arrivare lì dove buona parte del tempo lo si passa in macchina, fermi, o a cercare parcheggio. Una immagine, che tanto immaginaria non è, mi porta a pensare che un cittadino residente in viale Marconi, o in viale Dante, potrà, con il solo utilizzo delle scale mobili e lo scambio con un mezzo su gomma in via Tammone, raggiungere gli uffici della regione, o la scuola, o il poliambulatorio o evitare in ogni caso l’utilizzo dell’auto privata. Ed arrivo all’altro elemento di ricchezza dell’impianto di S.Lucia. La possibilità di non utilizzare l’auto è un segno di civiltà. Ma la civiltà e la qualità della vita può e deve avere un contributo anche da parte del cittadino. Se prima mi sono rivolto ai miei colleghi ora mi rivolgo ai cittadini della città, ma direi dell’intero territorio regionale. Utilizziamo le scale mobili della città. Lasciamo le auto nei parcheggi prossimi agli impianti e sfruttiamo l’intero sistema di scale mobili di cui la città si è dotata. Scale che oggi sono gratuite e ritengo doveroso ed intelligente lasciarle tali. Il nostro compito è quello di offrire servizi, che il cittadino deve utilizzare e, come nel caso della mobilità, è necessario da parte di tutti un cambio culturale sul tema. Le scale di via Armellini sono adiacenti ai parcheggi multipiano; anche viale Dante ne è dotata; in via Vespucci c’è un’ampia area di sosta, e da ultimo in viale dell’Unicef è in costruzione un parcheggio che accoglierà numerose auto ed in particolare le linee extraurbane per evitare che queste circolino in città contribuendo alla congestione che spesso caratterizza le vie cittadine. Facciamo in modo, quindi, con un ampio sforzo di tutti, che il sistema della mobilità cambi il volto della città. Io credo che lo si possa fare. I progetti realizzati ed in via di realizzazione lo permettono. Intorno al sistema della mobilità può crearsi una lunga serie di iniziative che contraddistinguono la nostra città. Diamo corpo, con i vari piani e strumenti, ad una nuova politica della mobilità. “Queste, per ora, sono parole”, potrà tranquillamente commentare qualcuno. In parte è vero. Vorrei, però, proprio con questo articolo, aprire un filo diretto con i cittadini, prima di tutto, e con la politica, dopo. E’ un‘occasione storica per la città. Non ho citato la ZTL, non ho citato la metropolitana leggera, che nel futuro si completerà a vantaggio dell’intero trasporto cittadino ed extracittadino, ho dimenticato tante cose ma non è questa la sede, o il momento. Ho sentito il dovere e piacere di cogliere questa inaugurazione come una festa sui temi della mobilità che, a partire dalle scale mobili, possa significare vivere meglio la città, nel rispetto dell’ambiente, delle fasce più deboli, degli studenti e lavoratori che quotidianamente percepiscono come chiuso e difficile, il capoluogo di regione. Invertiamo la percezione della città, ed apriamola al territorio. Questa la scommessa, del resto abbiamo detto: “ed ora il futuro, ed ora la città”.