Nel corso della seconda seduta straordinaria, congiunta con il Consiglio Provinciale di Potenza, si è discusso, invece, della definizione dello Statuto regionale, inteso come atto di autonomia e non di sovranità, e, soprattutto, come uno strumento per innovare e modernizzare la nostra Regione, garantendo protagonismo agli Enti locali, attraverso i quali è necessario garantire la valorizzazione dei territori.
Lo Statuto deve servire a far sentire la voce dei territori e degli enti politici dei territori, dal momento che lo Stato non difende né i propri interessi nazionali in sede internazionale né le Regioni in sede locale.
Lo Statuto regionale cade esattamente in un contesto storico negativo, con una visione miope e una mancanza complessiva nel governare i processi, aspetti che offrono una semplificazione ‘strabica’, che addirittura arriva ad ipotizzare le macroregioni.
La visione politica che sottende allo Statuto ci rassicura e ci affascina, mettendo in rete i bisogni di programmazione e di gestione della Regione.
La Carta regionale deve, dunque, prevedere tempi ristretti e certi per consentire che si possa giovare il prima possibile di tali benefici, poiché l’esigenza di governare al meglio le comunità è forte, al fine di garantirne il miglior sviluppo socio-economico.