Il Consiglio comunale si apre alle 9,25 per la prima delle due sedute odierne dell’assise municipale, la seconda delle quali si svolgerà congiuntamente con l’assemblea provinciale. Il presidente comunica all’assemblea il motivo per il quale si svolge il Consiglio odierno: la presa d’atto della sospensione del consigliere Rocco Fiore e la sua surroga. “prendiamo atto del provvedimento della Prefettura di Potenza. Esprimiamo la solidarietà mia e di tutto il gruppo e la vicinanza al consigliere Fiore che potrà argomentare le sue ragioni nelle sedi opportune. Confidiamo nel fatto che la giustizia farà il suo corso per giungere alla verità piena”. Viene votata all’unanimità la surroga del consigliere Fiore con la neoconsigliera Liliana Romano. Si pone in discussione anche la surroga del dimissionario consigliere Angelo Raffaele Rinaldi, e si prende atto della rinuncia del consigliere Michele Mascolo che risultava il consigliere avente diritto. Si conclude la seduta ordinaria alle 9,35.
La seduta congiunta del Consiglio comunale con quello provinciale comincia con i due appelli dei componenti delle due assemblea, a seguire il presidente Vincenzo Santangelo, affiancato nell’occasione dal presidente del Consiglio provinciale Palmiro Sacco, invita il “presidente della Prima Commissione regionale, Vito Santarsiero” a svolgere il proprio intervento. “Lo Statuto è un tema centrale per la nostra Regione – spiega Santarsiero – e per questo abbiamo ritenuto insieme al presidente Lacorazza di partire proprio dalla sua illustrazione ai rappresentanti di Comuni e Province. Le Province sono l’Ente più antico dei nostri territori, e che non possono essere considerate superate, svolgendo funzioni intermedie di ‘aria vasta’. Il fatto che la Regione non abbia il suo Statuto, implica la necessità che si operi affinché lo si definisca rapidamente. C’è una nuova era del regionalismo, con il ruolo ‘statuale’ delle Regioni, una visione non più verticale ma orizzontale articolo 114. Sono i Comuni che sono individuabili come il luogo dove si sviluppano per principio le politiche. L’articolo 117, sempre nell’ambito della modifica al Titolo V, assegna alle Regioni poteri notevoli”. Santarsiero passa quindi a evidenziare le novità che apporta lo Statuto nella governance locale. I nuovi Statuti sono atti di autonomia e non di sovranità, non sono assimilabili alla Costituzione, ma uno strumento per innovare per modernizzare la nostra Regione, garantendo protagonismo agli Enti locali. Uno strumento formidabile che dona maggiore consapevolezza della missione che si è chiamati a svolgere. Il Consiglio delle Autonomie locali è costituito presso la Regione e a esso sono affidate molte funzioni. La partecipazione è garantita con iniziative forti fino a alla possibilità di proposte di legge di iniziative popolare. Ancora il Piano strategico regionale. Previste intese con le altre Regioni e con relazioni con l’Europa. Importante anche l’aspetto che pone un clima estremamente collaborativo tra Giunta e Consiglio. Solo uno Stato con una struttura organica ci potrà portare fuori da questa profonda crisi. Il collaboratore del professor Mangiameli, Antonino Iacoviello prende la parola per evidenziare come lo Statuto in discussione sia “uno Statuto di secondo grado, che afferma i diritti della persona e consente di cogliere al massimo i nuovi spazi che offre la riforma del Titolo V. Uno Statuto direttamente efficace che ha pochi rinvii alla normativa nazionale. C’è la necessità di costruire un ‘sistema Basilicata’ per indirizzare la vocazione dei territori di questa regione. Gli strumenti di programmazione e controllo legano in maniera forte la regione all’Unione europea”. Al microfono è la volta del professor Stelio Mangiameli, direttore dell’Issirfa – Cnr a tenere la sua relazione sulla bozza di Statuto del Consiglio regionale. “Il governo nazionale pensa che riducendo l’autonomia degli enti locali si possa uscire dalla crisi. Ma è la strada giusta. Innanzitutto l’Europa, con Francia e Germania, si sta muovendo esattamente nella direzione opposto. In Francia si sta operando un forte decentramento, addirittura un ‘deconcentramento’ con uno Stato che per le funzioni che conserva si radica sul territorio. In Germania c’è una ripresa del federalismo. Da tutto ciò emerge più forte la stranezza della scelta italiana. Le Regioni in questi anni di crisi hanno modificato la loro organizzazione, liberado risorse che sono state destinate essenzialmente al lavoro e ai servizi sociali. Nonostante i tagli, dunque, le Regioni sono stati il più grande ammortizzatore sociale del nostro Paese. Per recuperare ulteriori risorse quindi bisogna farlo a scapito di Regioni, Province e Comuni? Il quadro che è emerge è quello di uno Stato arretrato, che non difende i propri interessi nazionali in sede internazionale e non invece difenderli nei confronti delle Regioni. Accettare il fiscal compact e inserire il pareggio di Bilancio in Costituzione, porterà alla fine del 2014 la necessità di ridurre il deficit del 20%, circa 400 miliardi, mi pare che non sia una strada percorribile, accettabile. Il decentramento consente agli Stati esteri di occuparsi delle questioni di rilevanza internazionale. Dobbiamo guardare alla valorizzazione dei territori attraverso le Regioni, le Province e i Comuni. Lo Statuto deve servire a far salire dai territori e dagli enti politici dei territori una voce diversa per fermare questo treno lanciato nel vuoto per restituire organicità al progetto nel suo complesso. Può una Regione piccola come la Basilicata giocare un ruolo importante in questa partita. Certamente sì, i territori hanno l’obbligo di reagire se vogliono conservare il ‘principio dell’autogoverno’. Il principio autonomista completa il principio democratico, perché riconosce a determinate comunità il potere di autogovernarsi rispetto alla comunità nazionale. Lo Statuto è importante sulla base della Costituzione perché la Regione alla quale sono affidate determinati poteri, può difendere i medesimi poteri solo esercitandoli. Organizzare la Regione attraverso lo Statuto, un progetto al quale stiamo lavorando da due anni, deve prevedere un’organizzazione aperta, che guardi alle altre regioni italiane, per esempio a cominciare dalle reti dei trasporti, dei rifiuti della banda larga, solo per fare alcuni esempi. Dopo l’apertura orizzontale verso le altre regioni c’è la necessità di un’analoga apertura, ma di tipo verticale, che abbia come riferimento l’Europa. Bisogna agire localmente ma pensare in termini europei. Abbiamo pensato infine a un modello di democrazia partecipata che non faccia sì che la politica diventi autoreferenziale, ma che coinvolga cittadini, territori, Enti locali. Per concludere lo Statuto affida al Piano strategico regionale il compito di ipotizzare i trend di sviluppo almeno per i prossimi dieci anni”. Primo intervento tra i componenti delle due assemblee è quello del capogruppo Pd in Consiglio provinciale, Tommaso Samela sottolinea “la positività di uno Statuto che guarda in maniera orizzontale alle altre regioni e in maniera verticale all’Europa. Bisogna puntare alla coesione di questa Regione evitando di spostare il baricentro a seconda di determinate scelte politiche. Dobbiamo costruire un futuro fatto di diritti e di doveri”. Il capogruppo del Pd del Consiglio comunale Gianpaolo Carretta osserva che “lo Statuto regionale cade in un contesto storico negativo, con una visione miope e una mancanza complessiva nel governare i processi, aspetti che offrono una semplificazione ‘strabica’ che addirittura arriva a ipotizzare le macroregioni. La visione politica che sottende allo Statuto mi rassicura e mi affascina mettendo in rete i bisogni di programmazione e di gestione della Regione. La Carta regionale deve prevedere tempi ristretti e certi per consentire che dei benefici ce se possa giovare il prima possibile. C’è l’esigenza di governare le comunità”. Il consigliere provinciale Donato Sperduto sottolinea che “il nostro compito è quello di accettare la sfida dei tempi. Voto per corrispondenza e iniziative del genere potrebbero costituire importanti premesse perché lo Statuto possa trovare piena e completa applicazione”. Il consigliere del gruppo misto in Consiglio comunale Rocco Coviello si chiede “come mai siamo in ritardo in questa campo? Questo strumento auspico e credo debba essere moderno, una Carta essenzialmente laica. L’elezione del presidente della Giunta deve essere diretta. I diritti di controllo devono essere esercitati. Lo Statuto deve prevedere il fatto che la Basilicata è un territorio variegato essenzialmente a vocazione ambientale”. Il consigliere del Pdl Antonino Imbesi chiede “un coinvolgimento vero, reale, che preveda una discussione delle proposte che avanzeremo. Se Renzi è Sindaco d’Italia singolare che si parli di parlamento regionale. Avete due forme di governo. Per una la mozione di sfiducia non porta direttamente allo scioglimento del Consiglio. Bene un provvedimento del genere porterebbe a un ulteriore allontanamento delle persone dalle Istituzioni. Condivido l’ipotisi di proporre varie tipologie di referendum popolare. Ci saremmo aspettati qualche passo in avanti nel senso di creare relazioni concrete, reali in europa. Senza Europa non esisterà più niente”. Il consigliere provinciale del Pd Angela Latorracca segnala “l’anomalia di questa Regione che non ha nessuna donna in Consiglio, come recuperare questo gap di democrazia”. Il prefessor Mangiameli spiega che “la bozza distribuita è appunto una bozza, aperta a modifiche che si andranno a determinare anche a seguito di interventi come quelli che stiamo ascoltando in quest’aula. Il quadro italiano non è un quadro stabile e quindi il suo divenire deve e sarà preso in considerazione. Non sono previste forme di presidenzialismo né per le Regioni, né per le Province. Le ipotesi in discussione sono degli ibridi. Bisogna avere uno Statuto che produca forme di governo che prevedano collaborazione e non contrasto tra Giunta e Consiglio. I principi sono molto sintetici la loro definizione prevederà articolate specificazioni. La riduzione del numero dei consiglieri da 30 a 20 pone ulteriori difficoltà e ulteriori temi”. Il capogruppo comunale dei Dec Angelo Laieta sostiene che “l’argomento merita riflessione e approfondimento. L’incapacità di guardare con attenzione all’altro ha determinato lo status quo. Uno scossone fu portato dall’istituzione delle Regioni, alla luce di questo è certo che oggi denunci una crisi per una duplicazione di ruoli. Dobbiamo sì iniziare dal governo centrale, ma per arrivare a discutere dei governi locali. La Provincia mi sembra non abbia più un ruolo ben definito in questo panorama. Importante aver deciso di partire dal ‘Piano strategico regionale’ per definire le vocazioni di ognuno a cominciare dal capoluogo di regione al quale va riconosciuto un ruolo di guida. Il consigliere comunale del gruppo ‘Con Santarsiero per Potenza’ Roberto Lo Giudice ha letto “la bozza di Statuto da semplice cittadino, riuscendo a focalizzare alcuni temi, altri temi. Uno strumento fortemente innovativo anche se mi sembra un po’ carente l’aspetto che riguarda il territorio. Il Territorio secondo me deve avere un ruolo suo e trattato in maniera specifica. E’ vero che nei principi non bisogna essere prolissi o ridondanti. Negli ultimi mesi però si sono verificati eventi drammatici, a livello climatico che purtroppo pare si ripeteranno sempre di più. Va enunciato nei principi quindi che il territorio è una realtà non rinnovabile. Il Piano strategico regionale è certamente un importante passo avanti così come l’identificazione del territorio con il paesaggio. Il piano strategico è un piano non statico. Lorenzetti anni fa rappresentava il buon governo con un paesaggio e una città con le porte aperte, facciamo tesoro di questo”. Il consigliere comunale del gruppo misto Vito Mitro sostiene “che il decreto Del Rio è incostituzionale. I servizi della Provincia chi li svolgerà. Si ingenererà una grande confusione su Enti che rappresentano l’1,6 % della spesa nazionale. Conosco la tenacia di Santarsiero e Lacorazza e mi auguro che alla fine del percorso si elabori un testo che contemperi e contempli le esigenze di tutti i lucani”. Il consigliere comunale Giuseppe Molinari asserisce che “le Province sono molto più radicate sul territorio rispetto alle Regioni. Come Consiglio comunale ci ripiegheremo per formulare in maniera più organica le proposte che già stamane abbiamo avuto modo di avanzare, per far sì che possano essere tenute nella giusta considerazione nella definizione dello Statuto”. Dopo una breve replica finale e il saluto del presidente Mangiameli. Il consigliere comunale del Pd Francesco Villani sostiene che “in molti l’autonomia è stata scambiata con l’autarchia. La scuola resta un presidio, troppo spesso ignorato, al quale va riconosciuto un ruolo fondamentale per giungere a un nuovo umanesimo, un umanesimo che sancisca come già è i diritti ma che indichi anche i doveri. Lo Statuto deve comprendere la parola scuola”. Il capogruppo Mpa del Consiglio comunale Salvatore Lacerra rappresenta che “ho piacere di riscontrare una rinnovata volontà di programmazione, anche se manca un momento di verifica degli obiettivi posti. Con la riforma Bassanini si sono eliminati due strumenti essenziali le Commissioni provinciali e regionali di controllo. Oggi se ci si volesse opporsi a una delibera licenziata da una qualsiasi giunta di vedrebbe rigettata la richiesta a patto che non abbia nei confronti della stessa un interesse legittimo. Perché attraverso lo Statuto non reintrodurre questi organi? Riusciamo a riappropriarci del nostro futuro? Perché non prevedere che la spesa corrente non superi certi livelli e per il resto si stanzi una spesa fatta per investimenti, in grado di generare sviluppo. E’ giusto prevedere 10milioni di euro per l’Università, non è giusto non aver dato all’Università degli obiettivi da raggiungere. Il ruolo delle città implica il superamento della mancanza di un ambito urbano”. Il presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza conclude il dibattito: “Si vive in un periodo contraddistinto dalla schizofrenia del legislatore nei confronti degli enti locali. Invece di scardinare il lavoro fatto in precedenza ci è sembrato utile partire dalla bozza già predisposta. Abbiamo ritenuto di dare centralità ai Consigli comunali e ai consiglieri comunali che hanno relazioni immediati con il cittadino. Una Commissione che conterà quasi 1.000 consiglieri comunali. Abbiamo bisogno che le scelte siano condivise con tutti e non assunte nel chiuso di una stanza. Dobbiamo privilegiare il collegamento tra Regione e territorio. Un paese senza politica è un paese senza democrazia. Dobbiamo essere più efficaci, ma siamo comunque un punto di riferimento per i nostri cittadini anche perché svolgiamo una funzione che nessun altro offre: la mediazione tra interessi contrapposti. Dobbiamo costruire meccanismi che consentano legislativamente di essere pronti alle nuove sfide che l’Europa pone e ci pone”. La seduta si conclude alle 13,55.