Mozione del Consiglio Comunale su Provveditorato Amministrazione Penitenziaria

Approvata all’unanimità una mozione del Consiglio comunale di Potenza attraverso la quale si chiede al ministero della Giustizia di non dare seguito alla soppressione del Provveditorato lucano dell’Amministrazione penitenziaria. Primo firmatario del documento siglato da molti componenti dell’Assise municipale il consigliere Giuseppe Molinari che, nel corso della presentazione tra gli scranni di via Nazario Sauro, ha avuto modo di evidenziare che “la crisi della giustizia nel nostro Paese emerge con maggior forza in occasione dell’annuale cerimonia di apertura dell’ ‘Anno giudiziario’ e trova conferma quotidianamente nei Tribunali e negli Istituti di pena”. Il decreto riguardante il Regolamento di organizzazione del ministero della Giustizia e la riduzione degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche del medesimo ministero, sempre secondo i firmatari “giunge in un momento non certo positivo per il ‘sistema giustizia’, in un periodo storico caratterizzato da criticità riscontrabili sia nella carenza di organico, sia per quel che attiene alla scarsità delle risorse economiche. E’ da evidenziare inoltre come l’attenzione attualmente sia concentrata sul sistema dell’esecuzione penale e, dunque, i tagli prospettati risulterebbero ancora più gravosi. Siamo fermamente contrari alla chiusura del Provveditorato della Basilicata e della sua sede di Potenza, con il conseguente accorpamento agli uffici calabresi di Catanzaro. La decisione comporterebbe una maggiore difficoltà nel coordinamento e indirizzo politico delle strutture ministeriali locali e andrebbe a gravare sulla sede di Catanzaro, già notevolmente impegnata sul proprio territorio, riducendone complessivamente la capacità e l’efficacia d’intervento. Bisogna considerare la difficoltà di collegamenti tra Potenza e Catanzaro, realtà che implicherebbe maggiori costi per Amministrazione e personale. Altro aspetto rilevante è la collaborazione tra il Provveditorato e le istituzioni, a cominciare con la Regione che ha reso possibile lo svolgimento di numerose attività rieducative all’interno delle strutture penitenziarie regionali e la realizzazione di progetti di inclusione sociale attraverso il programma pluriennale ‘Vale la pena lavorare’. Un ulteriore tassello da analizzare è il trasferimento della gestione sanitaria penitenziaria che nel 2008 è passata dal ministero della Giustizia al Servizio sanitario regionale, cosa che ha fatto sì che si sviluppasse un’azione sinergica tra Provveditorato e Aziende sanitarie locali consentendo di ottenere buoni risultati anche in ragione del sovraffollamento degli istituti penitenziari regionali. Per tutti questi motivi non possiamo che essere contrari alla decisione del Governo nazionale”.